La storia

Ritrovamenti archeologici

LA NECROPOLI DEL MOTTO CANEVA
Sulla direttrice Arona-Gattico, nel territorio di Comignago, all'interno del Parco Naturale dei Lagoni di Mercurago, è da segnalare un panorama archeologico di grande interesse. Decisivi interventi di restauro, terminati nel 1987, hanno infatti messo in luce un insieme di 10 tombe ad inumazione che si fanno risalire al IV e V secolo d.C.
Lungo il declivio nord-orientale dell’altura si sono rinvenute alcune sepolture a cremazione diretta di I-II secolo d.C. e una quarantina di deposizioni a cremazione indiretta entro grandi urne protette da embrici ascrivibili al III-IV secolo d.C.
La datazione, mancando elementi di corredo utile ad una loro precisa collocazione temporale, è genericamente fissata ad un arco di tempo piuttosto ampio compreso fra la seconda metà del IV e tutto il V secolo d.C., sulla base del rinvenimento, nel terreno adiacente le tombe, di due monete, una dell'imperatore Costanzo II (317-361) e l'altra di Magnenzio (350-353), e del fatto che la forma trapezoidale di due tombe testimonia una tipologia presente a partire dal pieno V secolo d.C.
Le tombe presentano tutte un orientamento est-ovest e sono disposte lungo il pendio in file parallele, sono del tipo a cassa, realizzate con un taglio nel terreno di forma approssimativamente rettangolare le cui pareti sono rivestite da lastre di serizzo sommariamente sbozzate, da tavelloni in cotto o da muretti a secco di ciottoli; la pavimentazione, nei casi in cui è presente, è pure costituita da frammenti di lastre o tavelloni, la copertura è realizzata con lo stesso materiale utilizzato per le pareti. Di particolare interesse è la presenza, in tre tombe, di un piccolo ripostiglio laterale accanto alla testa del defunto, dove era, con ogni probabilità, deposto il corredo o una parte di esso.

LA NECROPOLI IN LOCALITA' PULICE
Risale al II secolo d.C. la necropoli romana rinvenuta e scavata sistematicamente nel 1968 in località Cascina Pulice.
Si tratta di una necropoli ad incinerazione indiretta, con sepolture molto semplici costituite da vasi cinerari deposti nella nuda terra coperti da un embrice o da una pietra, generalmente senza alcun tipo di protezione sul fondo o sui lati, ma spesso circondati dalla terra di rogo e accompagnati da semplice corredo ceramico. In tutto sono state individuate 27 deposizioni di questo tipo, cui va aggiunta una tomba ad inumazione del tipo a cassone di ciottoli e lastre di pietra, che al proprio interno presentava due concamerazioni minori realizzate allo stesso modo, dove è stato rinvenuto un corredo più ricco, comprendente anche due lame di ferro: evidentemente la sepoltura di un personaggio eminente, forse il capo stesso del villaggio da cui questa necropoli dipendeva.

LA STELE
(h. cm. 86, larghezza cm. 41,5)
Nell'estate 1968 è stata recuperata nel territorio di Comignago una stele funeraria di epoca romana di cui si erano perse le tracce dopo il fortuito rinvenimento avvenuto negli anni immediatamente precedenti l'ultimo conflitto mondiale.
Nel 1937 veniva messa in luce casualmente una tomba in cotto, completamente chiusa, costituita da mattoni di cm. 43x29,5x7,5.
In testa al loculo venne trovata una lastra di sasso, eretta, che portava inciso in alto un disco, in basso delle lettere molto abrase ed illeggibili. Dal ritrovamento se ne persero le tracce fino agli anni sessanta.
L'esame permette di rilevare, nella parte della stele, una incisione circolare, a ruota, con sei raggi convergenti al centro. Sulla sinistra è visibile un piccolo cerchio centrato da un punto. L'abbozzo molto più consunto di un cerchio simile al precedente è riscontrabile anche sul lato destro.


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